I consigli che non si pagano non si ascoltano, ma gli effetti si subiscono nel tempo. Vogliamo condividere la nostra esperienza di lavoro perché volgiamo aiutare le imprese e gli imprenditori a fare chiarezza, a prendere decisioni in condizioni di incertezza, imparando dai casi di successo e dalle esperienze negative di altri imprenditori.

In oltre 20 anni di attività ho incontrato molti imprenditori, aspiranti imprenditori o sedicenti tali e penso di avere acquisito una certa sensibilità per poter affermare che nella maggior parte dei casi si tende a fare scelte non consapevoli, dettate dal momento contingente, dalla percezione di perdere una opportunità e/o magari perché c’è la crisi che incombe e ci resta ancora qualche risorsa da investire. Il primo progetto di e-commerce penso di averlo fatto nel 1998 con un imprenditore agricolo (ora passato a miglior vita) che produceva e vendeva olio e che aveva visto nel web una possibile opportunità di crescita. In circa 20 anni ho seguito molti progetti di e-commerce con i miei colleghi della Asernet, l’azienda per cui lavoro e di cui sono socio fondatore, ho commesso molti errori, soprattutto per inesperienza, ma allo stesso tempo ho imparato molte cose. Per evitare che questi errori si ripetano e che altri continuino a farli abbiamo deciso di investire una parte del nostro tempo per raccontare la nostra esperienza organizzando eventi di (in)formazione e divulgazione.

Il prossimo evento è organizzato per il 27/06/2017 dalla e 15, alle 19,00 presso la Camera di Commercio di Foggia. Vi invito a partecipare iscrivendovi al sito www.strategiediecommerce.it.

Esaminiamo alcuni errori da evitate, e consideriamo le valutazioni e analisi da fare prima di decidere di fare business con l’e-commerce. In particolare di questi errori abbastanza ricorrenti ne citerò 8. In questo post il primo. A partire da oggi e fino al 27 giugno, torna su Strategie di Ecommerce e troverai elencati tutti gli altri. 

1° L’e-commerce non è la piattaforma.

Realizzare una piattaforma web non significa automaticamente generare vendite o opportunità divendita. Fare il sito e farlo bene è sicuramente un elemento importante per avere successo. Aver un buon sito che rispetta i canoni della User eXperience e della Usabilità sui vari dispositivi desktop e mobile può facilitare il rapporto con gli utenti e l’esperienza di acquisto, ma non è la ragione principale del successo di un e-commerce. Esistono siti, anche noi ne abbiamo gestito qualcuno fino a qualche tempo fa, che pur non avendo la migliore interfaccia utente possibile fatturano mensilmente decine o centinaia di migliaia di euro.

Per vendere c’è bisogno di utenti/acquirenti/partner/fan che hanno interesse e risorse per acquistare quanto gli viene proposto. Vendiamo solo se riusciamo a individuare e intercettare qualcuno che è interessato alla nostra proposta e se questa viene percepita come migliore rispetto a quella degli altri concorrenti.

Dobbiamo in altri termini sapere chi è interessato a comprare i nostri prodotti e servizi, come e perché decide di acquistare da noi. Dobbiamo decidere come comunicare a queste persone/organizzazioni la nostra esistenza e la nostra offerta. Dobbiamo sapere chi sono gli altri attori del mercato che si rivolgono agli stessi utenti, che punti di forza e che punti di debolezza hanno, quanto è affollato il mercato e quanto la domanda è consapevole e può essere orientata e intercettata.

Si capisce che quello che conta è il posizionamento sul mercato e la Value Proposition del nostro brand e della nostra offerta.

Le domande a cui dobbiamo rispondere sono:

  • Perché acquistano o devono acquistare da noi on e off line
  • Cosa offriamo di diverso o di più rispetto alla concorrenza
  • Qual è il valore aggiunto che percepiscono i clienti.

Ci tengo a sottolineare che spendere tutto il budget di cui si dispone per lo sviluppo della sola piattaforma è sbagliato in quanto questo non fornisce alcuna garanzia che il business riesca a partire e ad avere successo. Il budget deve essere adeguato agli obiettivi che ci si pone e varia in funzione del settore di appartenenza, del tipo di utenza e del comportamento di acquisto, della competizione che c’è su quel mercato. Il costo della piattaforma in genere impegna il 15-20% del budget totale. Inoltre la piattaforma di e-commerce è solo una parte del sistema informativo di business. Il vero elemento centrale è il gestionale o ERP con cui la piattaforma di e-commerce deve dialogare ed essere integrata per una corretta ed efficace gestione di tutti i processi di business.

Se i budget non sono elevati ma si vuole comunque provare se funziona, invece che investire su piattaforme personalizzate, conviene utilizzare piattaforme predefinite a basso impatto economico, come per esempio Storeden o Shopify, e dedicare tutto il resto alla comunicazione e al marketing. Così almeno si ha la possibilità di verificare se le persone che portiamo sul negozio on line mostrano interesse per quanto gli viene proposto e successivamente decidere se fare più investimenti, dotandosi delle risorse necessarie.

Iscriviti e vieni all’evento del 27  giugno e riceverai la breve guida sull’e-commerce di “Strategie di Comunicazione”