Target, mercato, format, business, risultati, trend, eccetera, eccetera. Ok, tutte parole e dati fondamentali, ma il web è fatto… anzi, è frequentato da persone ed è per questo che non si può pensare di approcciarlo solo con i numeri, ma sia necessario avere la capacità di tessere relazioni.

Non diciamo niente di nuovo se affermiamo che il web fatto da una “emittente”, cioè da uno che parla ed altri che “ascoltano” sia finito da anni e che bisogna attrezzarsi affinché l’incontro sia tra persone disposte a dialogare, a conoscersi e a fare affari insieme.

Le persone costituiscono le une per le altre una sorta di enciclopedia vivente: le amicizie, la cooperazione, la condivisione crea una conoscenza collettiva più ampia e condivisa. Un vecchio adagio diceva: “se io ho un’idea e tu ne hai un altra, ognuno di noi ha un’idea, se questa idea la mettiamo insieme allora vorrà dire che entrambi avremo due idee”.

Ecco partendo da questa considerazione possiamo dire che il web oggi si possa riassumere in questo concetto: se io do una cosa a te e tu a me, entrambi avremo due cose.

Per entrare nel concreto spesso si immagina che un’iscrizione a una newsletter, un mi piace, lo scaricare un catalogo, avvengano solo perché siamo simpatici. In realtà il donare un servizio, un documento, un’informazione utile, un video, e chi più ne ha più ne metta di idee, può certamente favorire l’interazione.

Grandi multinazionali hanno dimostrato che per divenire immensamente grandi c’è bisogno di dare qualcosa di “gratuito”  in cambio.

Posso permettermi di fare un esempio di quelli grossi?

Google, chi di noi non ha una casella di posta elettronica Gmail o non usa il loro motore di ricerca ?

Quanti di noi lo usano senza essere registrati ? Praticamente sono certo che la risposta è: nessuno ! Tutti noi siamo registrati e la gran parte di noi è convinta che stiamo utilizzando un servizio gratuito gentilmente offertoci.

Nessun dubbio che siano, quelli messi a disposizione da Google, sistemi estremamente utili e che ci fanno estremamente comodo, ma in realtà noi li paghiamo e li paghiamo anche bene: li paghiamo cioè con i nostri dati… Si, con le nostre generalità, con il nostro comportamento sulla rete, con la nostra presenza massiva sul motore di ricerca che così può vendere pubblicità.

Attenzione, nulla di negativo. Anzi direi che c’è stato e c’è del geniale nell’idea di fondo che un po’ di anni fa mise in moto l’idea di creare un motore di ricerca senza fronzoli, ma potentissimo.

Un vero e proprio caso di studio, per dire semplicemente che: se vuoi ottenere dei risultati sulla rete, oggi, non puoi solo chiedere, devi anche dare.

In un’epoca 2.0 dove il web non è comunicazione, ma relazione è fondamentale